
Dazi Usa, l'export diversificato potrebbe salvare il Veneto? Intanto nel 2024 calo dell'1,8%
L’introduzione dei dazi voluta dall’amministrazione Trump potrebbe avere un impatto relativamente contenuto sulle esportazioni del Veneto. A differenza di altre regioni italiane, infatti, la nostra regione vanta una grande varietà di prodotti esportati. Pertanto, se gli Stati Uniti dovessero aumentare i dazi su ulteriori categorie di beni, le ripercussioni sul sistema produttivo veneto sarebbero limitate, rispetto a quelle che si potrebbero verificare in aree dove l’export dipende fortemente da pochi settori.
L’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA si basa sulla misurazione dell’indice di diversificazione dell’export per regione, un parametro che valuta l’incidenza economica delle esportazioni dei primi 10 gruppi merceologici rispetto al totale delle vendite all’estero. Quando l’indice di diversificazione è basso, significa che l’export regionale è maggiormente diversificato e quindi meno vulnerabile a possibili turbolenze nel commercio internazionale. Al contrario, quando il valore dei primi 10 prodotti esportati rappresenta una quota elevata delle esportazioni totali, la regione risulta più esposta a rischi legati a eventuali fluttuazioni negative del mercato globale.
Sul piano nazionale, la Sardegna ha l’indice di diversificazione più alto (95,6%), dominato dall’export dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, seguita dal Molise (86,9%) e dalla Sicilia (85%), entrambe con forti esportazioni nel settore petrolifero. E, ad eccezione della Puglia, le regioni teoricamente meno a rischio sono tutte del Nord. La Lombardia, con un indice del 43%, risulta la meno coinvolta, seguita dal Veneto (46,8%), dalla Puglia (49,8%), dal Trentino Alto Adige (51,1%), dall’Emilia Romagna (53,9%) e dal Piemonte (54,8%).
Nel 2024, le esportazioni del Veneto hanno raggiunto 80,1 miliardi di euro, con una diminuzione di 1,5 miliardi (-1,8%) rispetto al 2023. A livello nazionale, la Lombardia resta la regione leader con 163,9 miliardi, seguita dall’Emilia Romagna con 83,6 miliardi e dal Veneto. La Toscana ha raggiunto il quarto posto, superando il Piemonte con 63 miliardi, grazie soprattutto ai medicinali e alla lavorazione di gioielli. Il Piemonte, invece, sta affrontando una grave crisi nel settore automotive.